"Pronto? Ciao Silvia sono Eugenio, scuse se ti disturbo, ti chiamo per avere qualche informazione riguardo Erasmus. Se non ricordo male sei stata a Parigi!" (10 secondi di silenzio) Io? Erasmus? ...Ancora non ho ben capito cosa mi è frullato per la mente quando ho fatto domanda e soprattutto come ho fatto a sopravvivere! "Ciao Eugenio, tranquillo non mi disturbi, ma vediamoci per un caffè.. Per telefono è un pò lunga la faccenda!"
Eh già perchè riportare l'esperienza dell'Erasmus non è cosa da 5 minuti, non è come raccontare ad un amico di una vacanza estiva. E' molto di più. forse perchè, per come l'ho vissuta io, è tutt'altro che una vacanza! con questo non voglio spaventare nessuno, anzi! Vorrei spingere i più spaventati a farsi coraggio e partire. E sono certa che dietro tante facce spavalde qualcuno un pò spaventato c'è.
Innanzitutto tengo a precisare che non esiste un modello di esperienza Erasmus, altrimenti avrebbero scritto un manuale. Come per tutte le esperienze di vita ognuno lo vive a modo suo e anche per questo credo sia bene non farsi influenzare troppo dai racconti di chi c'è già stato. Ben vengano i consigli ma diffidare sempre da chi ostenta una grande sicurezza e conoscenza. Di una cosa però sono certa: l'Erasmus ti cambia. Niente trasformazioni, cambi di personalità o robe simili. Si cambia perchè si cresce, ci si responsabilizza, si prende contatto con se stessi. Lontano dagli affetti in una realtà che da sconosciuta diviene ciò che si è costruito autonomamente e in poco tempo. I tempi si stringono, i legami con luoghi e persone divengono presto saldi in quell'idea di grande famiglia dalla quale sembra impossibile, e assurdo, ad un certo punto doversi staccare. Lo smarrimento iniziale svanisce, si sorride nel pensare a come si era al momento della partenza, ci si arrabbia, si pensa di abbandonare ma si resiste tra gli esami che sembrano impossiili e la lingua incomprensibile perchè "parlano tutti troppo veloce e io non capisco una virgola".
Si piange al momento del ritorno, ci si emoziona quando, trascorsi due anni, si ritorna in quei luoghi "congelati" che avverti come "tuoi", che ti hanno accolto quando ti sentivi un puntino nel nulla e che ringrazi oggi perchè, piano piano, quel nulla ha acquistato quello spazio, quel tempo e quella varietà di colori che comunemente tutti chiamano MONDO.